cipolla piede

Bunionette

Introduzione

Il termine bunionette indica una deformità ossea del piede, più precisamente a carico del quinto osso metatarsale, eccessivamente sporgente nella sua parte terminale.

Nei Paesi di lingua inglese questa deformità è comunemente chiamata “dito del sarto” perché frequentemente descritta in questa categoria lavorativa che stava seduta per ore con la parte esterna del piede appoggiata al pavimento e che quindi sviluppava una callosità in quella sede.

 

Anatomia

Le dita del piede sono formate da una serie di ossa chiamate falangi, disposte in fila tra loro (ve ne sono due nell’alluce e tre nelle altre dita). La prima falange di ciascun dito si articola con un osso posizionato subito prima, chiamato metatarsale (molto più lungo delle falangi). Ogni piede ha cinque metatarsali, uno per dito, salvo malformazioni congenite (cioè presenti già alla nascita).

Nel punto di incontro tra ciascuno osso metatarsale e  la corrispettiva falange, si forma un’articolazione che viene racchiusa da una capsula articolare (formata da un tessuto fibroso ed impermeabile).

All’interno dell’articolazione, troviamo la cartilagine che è uno strato liscio e lucido, spesso qualche millimetro, che ricopre le superfici delle ossa che partecipano a formare un’articolazione.

Con la sua superficie liscia e levigata, la cartilagine offre un piano di scorrimento ideale tra le ossa che altrimenti avrebbero un attrito troppo elevato per il corretto scivolamento di un osso rispetto a un altro durante il movimento.

 

Cause

La deformità può riguardare un’eccessiva curvatura verso l’esterno dell’osso oppure un’eccessiva sporgenza della sua parte terminale, chiamata testa metatarsale, in corrispondenza dell’articolazione con la falange del quinto dito.

Il risultato finale in entrambi i casi è una deformità della parte esterna del dito, dolente e spesso arrossata a causa dello sfregamento continuo con la scarpa.

Nella letteratura medica è stato descritto un certo grado di predisposizione familiare.

 

Quali sintomi causa?

Il sintomo più comunemente lamentato nei pazienti che richiedono una visita specialistica, è il dolore causato dalle scarpe chiuse che provocano anche un certo grado di gonfiore e arrossamento della pelle circostante la deformità ossea.

Comprensibilmente, pazienti hanno maggior difficoltà a trovare delle scarpe chiuse che siano anche comode.

 

Diagnosi

La diagnosi è essenzialmente clinica e quindi il medico deve potervi visitare.

E’ sempre importante dire se nella vostra famiglia ci sono già stati dei casi di malattie reumatiche o se siete affetti da problemi di salute particolari.

Una radiografia è insostituibile per fornire tutte le informazioni necessarie per programmare una corretta terapia.

Non sono necessari altri esami come la Risonanza Magnetica Nucleare, la T.A.C. salvo che il medico non abbia bisogno di ulteriori informazioni per indagare altre problematiche.

 

Trattamento non chirurgico

La terapia non chirurgica prevede l’utilizzo di scarpe larghe per meglio accomodare la deformità o spessori morbidi, con un foro al centro, per evitare lo sfregamento diretto da parte della scarpa.

Queste semplici misure possono ridurre notevolmente la sintomatologia dolorosa ma è spesso necessario limitare le proprie attività ricreazionali o sportive per evitare che l’infiammazione dei tessuti molli perduri.

Un ciclo di fisioterapia può ulteriormente accelerare la guarigione. Tra le varie possibilità ricordiamo:

 

  • T.E.N.S.: è un’apparecchiatura elettronica che invia degli stimoli elettrici a intensità molto bassa per ridurre il dolore. Non dovrebbe essere eseguita in pazienti con pace-maker cardiaco o durante la gravidanza.
  • Ionoforesi: è un’apparecchiatura elettronica che facilita la penetrazione attraverso la pelle di farmaci come ad esempio gli anti-infiammatori o i rilassanti della muscolatura. È sconsigliato nei portatori di pacemaker, mezzi di sintesi metallici interni per precedenti fratture ossee, lesioni cutanee, epilessia.
  • Ultrasuoni: sono delle onde sonore indolori ad alta frequenza non percepibili dall’orecchio umano. L’effetto terapeutico è quello di produrre calore che porta a una riduzione del dolore, della contrattura muscolare e un aumento della capacità di guarigione da parte dei tessuti.
  • Magnetoterapia: praticata grazie a delle apparecchiature che generano un campo magnetico di bassa intensità che promuove la riparazione dei tessuti lesionati mediante un’azione antiinfiammatoria e antidolorifica.

 

Trattamento chirurgico

Molti pazienti che arrivano in ambulatorio sono già passati, senza successo, attraverso la fase del trattamento conservativo e spesso l’unica vera alternativa è rappresentata dall’intervento chirurgico indicato con il termine di osteotomia. L’intervento chirurgico, secondo il tipo di bunionette, mira essenzialmente a ridurre l’eccessiva inclinazione del quinto osso metatarsale o eliminare la sporgenza della sua parte terminale.

 

Come ci si prepara all’intervento chirurgico?

Una volta accettato l’intervento proposto dal medico, il nome del paziente è inserito nella lista di attesa che varia da ospedale a ospedale.

Fate presente se avete delle allergie a farmaci o metalli.

Il paziente deve essere informato dei rischi e delle complicanze possibili legate all’intervento e per questo motivo deve firmare un consenso per l’operazione.

Quando ritenuto opportuno, il paziente esegue degli esami del sangue e radiografici o eventuali visite specialistiche per far si che si giunga con il massimo della sicurezza in sala operatoria, al fine di evitare complicanze durante e dopo l’operazione.

Tutta la preparazione all’intervento é eseguita in ospedale senza ricovero (tranne che in casi particolari), con gli appuntamenti che sono fissati dal personale ospedaliero.

Il ricovero in reparto avviene generalmente il giorno prima o lo stesso giorno dall’operazione.

Programmare degli interventi chirurgici non é cosi semplice come si può pensare: talvolta un ricovero può essere rimandato per motivi che non dipendono dalla nostra volontà (mancanza di posti letto, altre urgenze non rimandabili..).

Nel caso in cui notasse febbre, bruciore a urinare, tosse con catarro o qualunque nuova problematica di salute potrebbe essere meglio rimandare l’intervento chirurgico di qualche giorno.

Per alcune settimane potreste avere bisogno delle calze elastiche anti-tromboemboliche con lo scopo di evitare che il sangue ristagni nelle vene della gamba. Questa condizione può causare la formazione di un trombo, cioè una piccola massa di sangue coagulato che si deposita nel sistema venoso delle gambe e che, se libero di circolare nel flusso sanguigno principale, può raggiungere i polmoni e causare un’embolia polmonare.

 

L’intervento chirurgico

Come abbiamo avuto modo di menzionare in precedenza, l’intervento chirurgico consiste nell’eseguire un’osteotomia, cioè un preciso taglio a livello dell’osso. Nel caso si debba correggere l’angolo del quinto osso metatarsale, dopo avere completato il taglio con l’aiuto di una mini-sega, si spostano le due parti ottenute in modo da farle scivolare una sull’altra e ottenere la correzione desiderata.

Per mantenere la corretta posizione dei due frammenti di osso, si può usare una piccola vite metallica (che non necessita generalmente di essere rimossa in futuro) oppure un sottile ma rigido filo metallico che rimane sporgente dalla pelle e che é rimosso dopo quattro settimane.

Quando la causa della deformità è solo una testa metatarsale troppo voluminosa, l’intervento chirurgico mira semplicemente a rimuovere la parte di osso in eccesso con una piccola sega, senza necessità di impiantare alcun materiale metallico al termine.

La ferita chirurgica è chiusa con il filo di sutura (in nylon o materiale riassorbibile) oppure con delle graffette metalliche.

La ferita chirurgica è protetta da una medicazione sterile.

 

I rischi dell’intervento chirurgico

  1. Infezione
  2. Ematoma (cioè una raccolta di sangue sotto la pelle)
  3. Problemi di cicatrizzazione della pelle
  4. Cicatrice non estetica o dolorosa
  5. Lesione di vasi sanguigni o nervi
  6. Dolore persistente
  7. Zoppia persistente
  8. Guarigione ossea ritardata
  9. Assenza di guarigione ossea (può richiedere un altro intervento chirurgico)
  10. Reazione allergiche durante o subito dopo l’operazione
  11. Necessità di essere rioperati
  12. Improvviso scompenso delle condizioni di salute
  13. Trombosi venosa profonda e conseguente embolia polmonare

 

Quale anestesia è impiegata?

Sarà il medico anestesista a deciderlo e a comunicarvelo.

Le due opzioni sono quelle di essere addormentati durante il corso di tutto l’intervento chirurgico e di risvegliarsi solo quando questo sarà finito.

L’altra possibilità e di essere svegli e ben lucidi durante l’intervento ma di avere solo la gamba addormentata mediante una puntura nella schiena (ha il grande vantaggio di permettere una più lunga copertura sul dolore, che dura diverso tempo anche dopo la fine dell’intervento).

 

Dopo l’intervento chirurgico

Dopo l’intervento chirurgico sarete portati di nuovo in reparto.

Per ridurre o quantomeno prevenire al massimo il gonfiore post-operatorio, cercate di mantenere l’arto inferiore elevato mediante due o tre cuscini sotto il tallone.

Cominciate subito a muovere le dita del piede e allenare i muscoli dell’arto inferiore come il quadricipite (alzate tutto l’arto inferiore con il ginocchio ben allungato o provate a schiacciare il ginocchio contro il materasso).

Se non ci sono controindicazioni alla dimissione, potete tornare a casa il giorno stesso o la mattina seguente con la prescrizione delle medicine da prendere e l’appuntamento per la visita successiva in ambulatorio.

La rimozione dei punti  di sutura o delle graffette metalliche avviene dopo circa due settimane ma talvolta sono usati dei fili di sutura riassorbibili (che quindi scompaiono da soli).

All’inizio potreste avere bisogno di due stampelle ma è possibile appoggiare tutto il peso sul piede operato a patto di usare una speciale scarpa ortopedica che riceverete dopo subito l’operazione.

Continuate a eseguire gli esercizi per rinforzare la muscolatura quando siete a casa!

Un pieno recupero può richiedere fino a tre mesi dall’intervento.

Alluce Valgo

Introduzione


L’alluce valgo è una delle deformità piu’ frequenti a carico del piede.

La deformità é caratterizzata dalla deviazione tra due ossa del primo dito, chiamate osso metatarsalefalange. Questa deviazione causa la presenza della cosiddetta “cipolla” che altro non e’ che una parte sporgente dell’osso metatarsale. Questa protuberanza sfregando contro la superficie interna (tomaia)  delle scarpe causa l’irritazione della borsa sierosa adiacente che si infiamma e causa dolore.

Questa guida vi aiuterà a capire:

  • come nasce l’alluce  valgo
  • i problemi correlati
  • le diverse forme di  trattamento

 

Anatomia


Le  dita del piede, sono formate da  ossa chiamate falangi; ne troviamo due nell’alluce e tre nelle altre quattro dita.

La prima falange di ciascun dito, si continua a livello del piede con un osso che si chiama metatarsale (molto più lungo delle falangi). Al punto di incontro di ciascuna di queste ossa con le altre, troviamo una capsula articolare che è un tessuto che isola ed avvolge l’articolazione dalle strutture circostanti.

Il movimento dell’ articolazione é reso possibile grazie alla presenza della cartilagine che è un tessuto che ricopre entrambe le superfici articolari. La cartilagine, con la sua superficie liscia e levigata,serve ad  assorbire gli urti e permette l’ ottimale scorrimento tra le due ossa che  viceversa avrebbero un attrito troppo elevato per consentirne il movimento reciproco.

La cartilagine è nutrita ed è resa ancora più scorrevole dalla presenza in articolazione del liquido sinoviale che funziona come un lubrificante.

Il termine valgo si riferisce ad una deviazione  tra due ossa che formano tra loro un angolo aperto all’esterno e che in questo caso causa la prominenza (chiamata spesso “cipolla”) della  testa del primo metatarsale verso il bordo interno del piede. A questo livello troviamo una borsa sierosa.

La borsa è una piccola struttura simile ad una sacca fatta di tessuto fibroso all’interno della quale si trova una piccola quantità di liquido che ha la funzione di ridurre l’attrito tra la borsa e le strutture anatomiche circostanti (muscoli/tendini/cute). L’infiammazione della borsa determina un inspessimento della pelle che nei casi più avanzati può anche ulcerarsi

 

Quali sono le cause dell’alluce valgo?


A seconda della causa primaria, l’alluce valgo può suddividersi in

  • forma biomeccanica: nel 90% dei casi, l’alluce valgo é la conseguenza di un’alterazione della biomeccanica dell’articolazione metatarso-falangea durante la fase di spinta (detta “push-off”) del passo
  • forma secondaria: solo il 10% dei casi di alluce valgo rientra in questo gruppo che vede come causa originaria un precedente trauma, malattie reumatologiche, malattie neurologiche o connettivopatie.

 

Esistono naturalmente dei fattori predisponenti ed in particolare:

  • Familiarità. L’alluce valgo ha una certa ereditarietà. Questo significa che se qualche parente stretto ha questo problema,  le probabilità di svilupparlo sono maggiori
  • Anomala pronazione dell’articolazione sottoastragalica
  • Utilizzo di scarpe alte  e/o strette. E’ ormai evidente il contributo che le scarpe tendenzialmente strette hanno nei confronti dell’alluce valgo. Questa comune alterazione del profilo del dito, colpisce molto meno frequentemente le popolazioni che per cultura propria non indossano le scarpe come nel caso degli indigeni. La forma delle scarpe usate comunemente dalle donne (stivali o scarpe con i tacchi), spiega anche perché l’alluce valgo colpisca principalmente il sesso femminile (le scarpe dell’uomo rispettano maggiormente la forma del piede e sono generalmente meno compressive).
  • Iperlassità dei legamenti
  • Deformità presenti dalla nascita(congenite). In alcuni casi i piedi piatti possono portare ad un movimento alterato chiamato “eccessiva pronazione“ che nel tempo può portare all’alluce valgo. Fanno parte delle deformita’ congenite anche la lunghezza eccessiva del primo metatarsale

La “cipolla” non é una anomale crescita dell’osso ma piuttosto la semplice sporgenza della testa del primo osso metatarsale che risulta troppo inclinato verso l’interno.

 

Sintomi


Il  disturbo principale dell’alluce valgo è rappresentato dal dolore a livello della prominenza ossea che i pazienti comunemente chiamano “cipolla”.

Talvolta si verifica l’ulcerazione della cute che, nei casi più gravi, può anche causare un’infezione profonda che va trattata con un ciclo di antibiotici, sotto stretto controllo medico.

La prominenza ossea rende molto difficile camminare con delle scarpe chiuse perché causa uno sfregamento contro la scarpa stessa e quindi dolore.

L’alluce valgo, con il passare del tempo può aggravarsi ed associarsi anche alla concomitante deformità delle dita adiacenti. potendosi quindi associare ad una deformità delle dita adiacenti come ad esempio quella “a martello” (vedi guida relativa) oppure ad “artiglio” tipiche del 2° e 3° dito e talvolta più dolorose dell’alluce valgo stesso.

Alcune persone nonostante l’evidente deviazione, non hanno male. Questo fenomeno è spiegato dal fatto che ci sono dei meccanismi  a livello dell’anca, del ginocchio e della schiena tali da compensare la sintomatologia dolorosa, ad esempio facendo assumere al piede una posizione leggermente ruotata. Tuttavia questi meccanismi di compenso sono destinati a diventare sempre meno efficaci e quindi con il passare del tempo, inevitabilmente si manifesterà la sintomatologia a carico dell’alluce.

 

Come fare la diagnosi?


La diagnosi è essenzialmente clinica e non necessita esami particolari.

Il medico deve poter visitare ed ascoltare la storia su come è nato e come si manifesta il dolore per poter escludere altre patologie (come artrite reumatoide, gotta o infezioni dell’articolazione)

Il medico valuterà il grado di mobilità dell’ alluce, se la deformazione é facilmente correggibile e se siano presenti delle deformazioni a carico delle altre dita del piede.

La visita verrà condotta con il paziente in piedi (con le ginocchia scoperte e ben visibili per poter meglio identificare eventuali malallineamenti dell’arto inferiore) sia da fermo che mentre cammina ed infine su un lettino medico. Il vostro ortopedico richiederà sicuramente delle radiografie del piede da eseguirsi in carico (il paziente cioé deve rimanere in piedi e non sdraiato)

Le radiografie del piede offrono un grande numero di informazioni non solo per valutare il grado di severità dell’alluce valgo ma anche per escludere l’eventuale presenza di artrosi  a carico dell’articolazione metatarso-falangea del primo dito o in altre parti del piede.

Esami come la Risonanza magnetica o la TAC non sono quasi mai necessari se non in casi estremamente selezionati, dove la diagnosi non sia così evidente.

 

Trattamento

Gli obiettivi del trattamento per l’alluce valgo  sono di alleviare il dolore e di permettere al paziente di usare le scarpe in modo più confortevole possibile.

Il trattamento può essere chirurgico o non chirurgico a seconda della gravità dei sintomi e della concomitante presenza di patologie che controindichino un intervento chirugico (gravi patologie vascolari agli arti inferiori, gravi malattie cardiache polmonari o renali).

E’ fondamentale capire che la correzione chirurgica non viene proposta solo per motivazioni estetiche ma unicamente per migliorare la qualità di vita in pazienti che lamentano sintomi dolorosi e limitazione funzionale quotidiana.

 

Trattamento non chirurgico

Il trattamento non chirurgico viene solitamente utilizzato per diminuire la pressione sull’alluce e alleviare il dolore e può includere:

  • Indossare scarpe  comode e spaziose  con ampia tomaia (l’area che circonda l’alluce e le dita) e con tacchi bassi  e con un buon supporto per gli archi plantari. Evitare scarpe strette o con tacco alto
  • Ridurre le attività  sportive e/o lavorative che determinano un’aumentata sofferenza dell’alluce per i microtraumi ripetuti
  • Utilizzare degli spaziatori in silicone morbido, da mettere tra il primo ed il secondo dito del piede. Il loro effetto é di contenere la deviazione dell’alluce e permettere di indossare un pò più facilmente delle scarpe chiuse.
  • Utilizzo spessori morbidi o di feltro sopra o intorno alle aree di pressione, per proteggere la “cipolla” dallo sfregamento con la scarpa.
  • Assumere antidolorifici/antiinfiammatori sotto controllo del vostro, medico curante.
  • Utilizzare il ghiaccio per alleviare il dolore e ridurre il gonfiore per 10 a 20 minuti, 3 o più volte al  giorno se  la pelle attorno alla cipolla risultasse molto dolorosa ed infiammata.

L’eventuale infiltrazione con cortisone (che noi sconsigliamo) deve essere attentamente valutata perché può causare una sofferenza dei tendini, che in certi casi può esitare in una loro rottura e comunque alla lunga causa una sofferenza della cartilagine. Il cortisone può anche causare anche una sofferenza della cute con cambiamento della sua normale colorazione .

 

Trattamento chirurgico

Se il  trattamento conservativo non ha ridotto il dolore  o se avete un alluce valgo grave,  potreste prendere in considerazione  un intervento chirurgico.

 

Qual’è lo scopo dell’intervento?

Lo scopo dell’intervento è quello di eliminare o quantomeno ridurre il dolore, correggendo la deviazione  anatomica dell’alluce.

 

In cosa consiste l’intervento chirurgico?

Esistono molti tipi di interventi chirurgici (ne sono stati descritti più di cento nel corso degli anni!) e non esiste un tipo di intervento chirurgico che possa essere applicato a tutti i tipi di alluce valgo.

Il tipo di intervento chirurgico varia significativamente in base a:

  • età del paziente
  • presenza di artrosi a livello dell’articolazione metatarso-falangea
  • grado delle deformità
  • presenza di iperlassità legamentosa (più frequente nelle donne)
  • presenza di altre deformità a carico del piede

A seconda delle caratteristiche dell’alluce valgo, il chirurgo deciderà se eseguire la correzione chirurgica con

  • correzione con tecnica “a cielo aperto”: La pelle é incisa per una lunghezza sufficiente (varia da paziente a paziente a seconda se si è più o meno magri) ad avere una buona visuale delle strutture e dell’osso. La correzione della deformità avviene mediante dei precisi tagli dell’osso metatarsale (esistono diverse tecniche, di cui vi proponiamo un video di due, tra le più usate: l’osteotomia SCARF e l’osteotomia secondo Chevron)

 

Quasi tutti i tipi di interventi chirurgici prevedono la correzione della deformità ossea mediante dei tagli dell’osso con delle piccole seghe e la fissazione dei frammenti ossei mediante dei mezzi di sintesi metallici  come viti o cambre (le cambre sono delle graffette metalliche) o dei fili di metallo che rimangono sporgenti dalla pelle (vengono tolti dopo circa quattro o sei setimane).

SCARF: guarda il video di questa tecnica chirurgica, dimostrata su un preparato anatomico di plastica

Chevron: guarda il video di questa tecnica chirurgica, dimostrata su un preparato anatomico di plastica

 

  • artrodesi: in alcuni pazienti, a causa dell’artrosi dell’articolazione metatarso-falangea, é meglio procedere con la fusione dell’articolazione, piuttosto che alla correzione extra-articolare della deformità. Mediante l’artrodesi, si procederà non solo a riallineare l’alluce valgo ma anche a fondere un’articolazione che a questo punto é irrimediabilmente rovinata. Il tipo di intervento chirurgico é sostanzialmente uguale a quello eseguito per l’alluce rigido (clicca qui per consultare la guida dedicata).

 

Nel caso ci siano delle alterazioni anche a carico delle altre dita del piede (ad esempio il dito a martello o il dito ad artiglio), nella stessa seduta operatoria si potrà procedere alla loro correzione.

  • tecnica chirurgica  “mini-invasive” o “percutanee”: questa tecnica chirurgica prevede dei piccoli tagli l’utilizzo di piccoli trapani (simili a quelli del dentista) per eseguire le correzioni volute. In alcuni casi non si impianta nessun mezzo di sintesi metallico mentre altre volte ci si limita solo ad un filo metallico sporgente dalla cute (che viene tolto dopo circa un mese) o viti metalliche. Vi consigliamo di leggere attentamente la guida che abbiamo scritto per informarmi meglio su questa tecnica operatoria.

Alla fine dell’intervento, prima della medicazione, viene eseguito un controllo radiografico con un amplificatore di brillanza portatile, protetto con una copertura plastica sterile.

 

 Che anestesia verrà eseguita?

E’ l’anestesista  che decide che tipo di anestesia eseguire in base al vostro stato di salute e comunque  consultandovi prima.

Esistono vari tipi di anestesia, le più usate sono:

  • anestesia generale: il paziente dorme durante tutta la duranta dell’intervento
  • anestesia epidurale: consiste nell’iniezione di anestetico dalla schiena per addormentare entrambe le gambe ma il paziente rimane sveglio
  • blocco politeo: vengono eseguite delle iniezioni al ginocchio in modo da addormentare sola 1 gamba.
  • anestesia locale: iniezione di anestetico locale a livello dell’incisione chirurgica( poco utilizzata per questo tipo di intervento chirurgico)

 

Quali sono i  rischi dell’intervento chirurgico?

Le complicanze della chirurgia possono includere:

  • Infezione dell’osso o dei tessuti molli
  • Ematoma
  • Ritardi di cicatrizzazione o cicatrice non estetica o dolorosa
  • Lesione di vasi
  • Dolore e gonfiore
  • Ridotta capacita di mobilizzazione dell’arto operato
  • Recidiva (cioè il riformarsi) dell’alluce valgo
  • Progressione dell’artrosi  dell’articolazione metatarso-falangea
  • Necrosi avascolare: é una complicanza rara, dovuta all’interruzione dell’apporto di sangue all’osso metatarsale che é stato tagliato e spostato. Questa complicanza può richiedere un successivo intervento di artrodesi dell’articolazione metatarso-falangea.
  • Rottura dei mezzi di sintesi metallici e recidiva dell’alluce valgo
  • Rigidità dell’articolazione metatarso falangea
  • Necessita’ di essere rioperati per una delle ragioni sopra citate
  • Improvviso scompenso delle condizioni di salute
  • Reazione allergiche ai farmaci usati o ai dispositivi impiantati ( viti metalliche)
  • Trombosi venosa profonda e conseguente embolia polmonare

 

Cosa succede dopo l’intervento chirurgico?

Nello stesso giorno od al massimo la mattina seguente, potrete ritornare a casa con una medicazione al piede che non dovete toccare.

Vi verrà dato un appuntamento in ambulatorio per fare ancora una medicazione dopo circa 7 giorni  e per togliere i punti di sutura dopo circa 2 settimane.

Prima di essere dimessi, vi verrà fornita una scarpa ampia, specificamente creata per gli interventi al piede, con lo scopo di ridurre la pressione durante la stazione eretta. A seconda del tipo di intervento chirurgico, il vostro chirurgo deciderà se potete appoggiare tutto il peso a terra quando camminate o solo una parte di esso.

 

Usate una o due stampelle  dopo l’intervento se il vostro equilibrio é precario a causa della scarpa post-operatoria o del dolore al piede.

Se ritenuto necessario, il vostro chirurgo vi vieterà di appoggiare  il piede a terra quando camminate per alcune settimane. In questo casoverrà prescritta una iniezione di eparina a basso peso molecolare una volta al giorno, per ridurre al minimo il rischio di trombosi venosa profonda ed embolia polmonare.

Non ci sarà bisogno di una fisioterapia particolare, se non quella di muovere il più possibile il ginocchio e la caviglia dell’arto operato.

Considerate che l’intero processo di guarigione dell’osso richiede almeno sei settimane ma il gonfiore al piede e alla caviglia, può durare anche per un totale di tre mesi e per queste ragioni é quasi sempre sconsigliato di eseguire l’intervento chirurgico ad entrambi i piedi allo stesso tempo.